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pittura antica
pittura antica

L'importanza dei dipinti e della pittura nell'età romanica.

L’arte rappresenta, da sempre, qualcosa di importante nella vita di ognuno di noi: un po’ come la colonna sonora delle nostre generazioni passate e moderne, essa ha rappresentato in antichità ed ancora oggi rappresenta un piacevole sfondo nel quale rifugiarsi.
Per arte intendiamo naturalmente parlare di pittura, scultura, e arti visive, anche se ciò che più ha avuto importanza nel corso dei secoli sono i dipinti, di ogni genere e di ogni tipologia: la tecnica della pittura si è infatti nel corso dei secoli affinata ed è cambiata molto, dando spazio, di volta in volta, a correnti artistiche diverse, e facilmente intuibili attraverso propri mondi e dettami artistici.

E così abbiamo gli antichissimi affreschi del periodo greco e romano, con le bellissime pitture antiche di Pompei ed Ercolano, basate su una tecnica specifica ed ormai non più in voga presso le sale d’arte, ma comunque storicamente importante; ma anche dipinti di altro genere, come quelli del Rinascimento, facilmente riconoscibili per le pennellate che ben dispiegano le figure rappresentate nei quadri, ben inserite nello spazio naturale ma anche ben delineate, dove i sentimenti e le espressioni permangono vive e ben fissate.
E poi, come dimenticare i dipinti del Romanticismo, del Simbolismo, e infine le moderne tecniche artistiche? Molto importante, se si vuol dare uno sguardo all’antichità nel senso artistico del termine, affidarsi a vere aziende di antiquariato.

La pittura nell’arte romanica
In Toscana e in Umbria, più che attraverso gli affreschi e dipinti antichi, la pittura si esprime attraverso tavole dipinte, che, collocandosi sugli altari o pendendo dai soffitti, non Invadono le pareti e non ne modificano con la loro presenza le forme cristalline.
Una delle rappresentazioni più usate è il Crocifisso; non dunque la scena complessa e articolata in più figure della crocifissione, non il fatto storico narrato dai Vangeli, ma la figura isolata del Redentore, eternato nel momento supremo del supplizio, quasi monito perpetuo al fedele che sostava in chiesa, simbolo di tutto il cristianesimo. Il legno della tavola prende la forma della croce, lasciando nelle testate del braccio orizzontale, o al culmine di quello verticale, o ai lati, alcuni spazi per rappresentarvi Giovanni e Maria, o storie della vita di Gesti.

La più antica croce dipinta giunta a noi è quella firmata nel 1138 da Guglielmo.
Vi si rappresenta Cristo eretto, con  gli occhi aperti, vincitore della morte fisica.
La pittura trova difficilmente il proprio spazio entro la civiltà romanica, stenta ad affermarsi. Sono molte le ragioni che determinano questo ritardo. La scultura ha precedenti bizantini meno importanti. È essenzialmente occidentale e inizia ad avere una propria vitalità soltanto in questo periodo. Può perciò formarsi liberamente secondo le esigenze della società contemporanea. La pittura invece è condizionata dalla tradizione bizantina che, tendendo all'astratto, si adatta male alla concretezza; e nasconde la materia muraria viva (pietra o mattone) caratteristica dell'architettura
romanica. Secondo uno schema bizantino passato in Occidente attraverso gli avori carolingi, detto Christus triumphans. Derivano sia questo schema varie altre croci.

Più tardi, a partire dalla fine lei XII () dagli inizi dci XIII secolo, si afferma un altro
tipo di crocifisso che rappresenta Cristo con la testa reclinata nella morte, gli occhi chiusi, il corpo abbandonato. dello Christus patiens. Piu che la divinità di Cristo, si rappresenta la sua umanità; non lo si vede distaccato dal mondo, ma calato in esso, uomo come gli altri uomini: ogni essere poteva sentire in sé, nel proprio corpo, le sofferenze che egli aveva patito, comprendendo più pienamente il significato e l'alto valore della sua missione terrena. E perciò uno schema che avrà diffusione nella società comunale del Duecento e del Trecento.
Oltre quella del Cristo crocifisso, si dipingono anche, su tavola. le immagini Madonna o di Santi, spesso affiancate da piccoli riquadri illustranti episodi della vita.
Fra i maggiori autori ricordiamo Giunta Pisano (notizie dal 1229 al 12.=54), il I grande pittore toscano prima dell'avvento di Cimabue e di Giotto, e Coppo Marcovaldo (XIII secolo) che, pur con reminiscenze bizantine, dà forza e volontà alle sue figure.


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