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 Sacchi biodegradabili
Sacchi biodegradabili

Sacchi biodegradabili

I materiali biodegradabili sono quelli in grado di decomporsi attraverso un processo attuato da funghi e microrganismi naturali che, attaccando la sostanza, la trasformano in elementi più semplici. Gradualmente il materiale biodegradabile viene poi assorbito nel terreno. Al contrario, un materiale non decomponibile, quale può essere la plastica, non dispone di microrganismi in grado di decomporlo e in tal modo resta immutato, danneggiando l’ecosistema circostante.

Per ridurre l’inquinamento causato dai materiali non decomponibili, trattasi della maggioranza dei prodotti sintetici moderni da noi utilizzati, la scienza ha ideato materiali che rispecchiano i principi della biodegradabilità, rendendo possibile sostituire materiali inquinanti con quelli ecosostenibili. In tal direzione stanno andando gradatamente la maggior parte dei settori produttivi.

Tra questi innovativi materiali vi è la bioplastica: questo materiale è composto prevalentemente da amido di mais, di frumento o di altri cereali, ed è la sostanza con cui sono composti i sacchi biodegradabili utilizzati oggi in tutti i supermercati. A seconda del luogo in cui si trovano, questi sacchetti biodegradabili possono decomporsi in alcuni mesi grazie a dei batteri che li trasformano nei loro elementi base, a differenza di quelli in plastica, derivanti quindi dal petrolio, che necessitano dai cento ai mille anni per decomporsi. Nella categoria dei sacchetti biodegradabili vi è inoltre una sottocategoria, in cui vi sono i sacchetti compostabili.

La compostabilità è una caratteristica propria non a tutte le sostanze biodegradabili. Per essere considerate tali, le sostanze biodegradabili devono possedere determinate caratteristiche e rientrare in limiti prestabiliti. Tra le caratteristiche che un prodotto compostabile deve possedere vi è la capacità di degradarsi del 90% nell’arco di sei mesi se posto in luogo in cui vi è un’elevata quantità di anidride carbonica. Se a contatto con materiali organici, deve invece ridursi in frammenti più piccoli di 2 millimetri in tre mesi.

Inoltre i valori di ph, contenuto salino, sostanze volatili, azoto, fosforo, magnesio, potassio e dei metalli pesanti additivati al materiale devono ottemperare a degli standard, cosi da non danneggiare il processo di compostaggio e di conseguenza l’ecosistema in cui viene rilasciato.


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